Catania, Note di D'AntonI

“Di P A N E abbiamo bisogno e non di F U C I L I”


Prendendo spunto da un interessante riflessione di don Renato Sacco di Pax Christi sul disarmo e la pace nel mondo ci invita a riflettere su l’importanza di un mondo senza armi.
Qualcuno ha detto che “Ognuno ha i propri hobby. E anche papa Francesco ha i suoi”, come se Papa Bergoglio avesse il pallino dei poveri, dei migranti, degli scartati e soprattutto della pace.
La pace e il disarmo sono fondamentali nel Magistero della Chiesa ce l’ha detto monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, in un video messaggio indirizzato all’incontro alla Conferenza sul Disarmo di Ginevra: “Il disarmo non può più essere considerato un obiettivo opzionale. È un imperativo etico”, ha detto.


Il disarmo è fondamentale per quanto concerne le armi nucleari, biologiche e chimiche. Ma, ha sottolineato monsignor Gallagher, “si applica altrettanto fortemente anche alla crescente concorrenza militare nello spazio e nei campi del cyberspazio e dell’intelligenza artificiale, come i sistemi d’arma autonomi letali”. Anche il “traffico illecito di armi leggere e di piccolo calibro, nonché per le armi esplosive, in particolare nelle aree popolate, che sono diventate sempre meno ‘convenzionali’ e sempre più ‘armi di distruzione di massa”. Vedi il facile acquisto di armi in alcune nazioni con le conseguenze che vediamo tutti i giorni.
Basta guardare a quanto successo lunedì 22 febbraio, con l’ uccisione di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista Mustapha Milambo. Quanti interessi in quella terra così ricca. Quante armi circolano Che mercato rigoglioso con interessi trasversali. Quante vittime. Oltre 5 milioni in questi ultimi anni.
La sollecitazione alla Conferenza di Ginevra, da parte del Vaticano, all’ impegno per il disarmo come
“imperativo etico” è solo l’ ultimo dei numerosi interventi di papa Francesco (e anche dei suoi predecessori) nel solco di una denuncia della follia della guerra. “Disarmo, sviluppo e pace siano – secondo la Santa Sede – tre questioni interdipendenti… Le enormi spese militari, ben oltre ciò che è necessario per assicurare una difesa legittima fomentano il circolo vizioso di una corsa agli armamenti apparentemente infinita”.
Ci ricordiamo le parole accorate di Francesco alla Veglia pasquale 2020: “Di pane e non di fucili abbiamo bisogno”. E il giorno di Pasqua: ancora Papa Francesco: “Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbe essere usati per curare le persone e salvare vite. Sia invece il tempo in cui porre finalmente termine alla lunga guerra che ha insanguinato la Siria, al conflitto in Yemen e alle tensioni in Iraq.

A Bari esattamente un anno fa, il 23 febbraio 2020, Papa Bergoglio al convegno sul Mediterraneo frontiera di pace dice: “La guerra è un’ autentica follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti”.
E poi concludeva riferendosi a “organizzazioni internazionali e di tanti Paesi che parlano di pace e poi vendono armi ai Paesi che sono in guerra. E questa si chiama grande ipocrisia”.
Nella recente Fratelli tutti dello scorso ottobre 2020: “Oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile ‘guerra giusta’ . Mai più la guerra!” (Fratelli Tutti, 258).
Dalla Conferenza di Ginevra, vengono sottolineati alcuni segnali incoraggianti, come l’entrata in vigore del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) e la recente proroga di cinque anni del Nuovo Trattato di riduzione delle armi strategiche (New START) tra gli Stati Uniti e Russia.
Un mondo libero dalle armi nucleari è “possibile e necessario”, afferma monsignor Gallagher.

Un impegno soprattutto da chiedere anche al nuovo Governo, perché aderisca al Trattato di proibizione delle armi Nucleari, che ha visto tra i primi firmatari proprio la Santa Sede.
Sarebbe un bel segnale da parte del nuovo Governo, perché, come
dice il Papa: “nessuno è al sicuro, finché tutti non sono al sicuro”.

Orazio D’Antoni

Orazio D’Antoni

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